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marionanni chi?

marionanni è un artista della luce, un progettista.

da 50 anni usa la sua esperienza nel campo della luce e la sua professionalità artigiana per sperimentare, progettare, accompagnare progettisti di fama internazionale nei loro lavori e comporre una propria, personale, poetica progettuale.

ideatore delle poesie di luce, che nel suo linguaggio artistico sono una forma di comunicazione evocativa attraverso immagini, racconti di luce fatti di icone e simboli, immagini in movimento, quali: da sempre per sempre (palazzo della mercanzia, piazza della signoria, firenze 2011), la luce del vento (casalgrande padana, reggio emilia 2011), luce tra le dita (fonderia artistica battaglia, milano 2010), la luce della musica (teatro alla scala, milano 2009), piove ci bagna la luce (lavoro permanente per villa e collezione panza, varese 2009), la parete narrante (la biennale, ca' giustinian, venezia 2009), o' dino tracce di luce (festival dei due mondi, spoleto 2009), arco di luce (arco di augusto, rimini 2008), luce e voce (lugocontemporanea, lugo 2008), la luce che ho in mente (la triennale, milano 2007). tra le sue opere: infinitamente mia, il pesce in gabbia, i guerrieri della luce. 

marionanni è progettista, artista, artigiano, poeta. lavora e studia nel suo museo virgola a bologna, attualmente è impegnato in un’opera monumentale che articola, in dodici volumi, il suo pensiero e relaziona le arti, le discipline del sapere alla luce. conoscenze che il maestro della luce ha maturato lavorando con architetti tra cui david chipperfield, marco costanzi, kengo kuma, john pawson, elisa valero ramos, peter zumthor, nonché sviluppando progetti per istituzioni di prestigio, come la royal academy of arts a londra, e i più importanti musei del mondo, ultimo l’ampliamento del kunsthaus di zurigo.

di recente marionanni ha vinto un concorso internazionale per l’ahlambra di granada, proprio con l’architetto valero ramos. negli ultimi mesi ha scritto e progettato la luce per opere come il mosè di michelangelo, l’annunciata di antonello da messina a palazzo abatellis di palermo, la collezione dei torlonia ai musei capitolini di roma e casa batllò a barcellona.

- marionanni chi!?!
- marionanni quello che scrive la luce.
- un elettricista?
- sì, ma non solo!
- marionanni quello che ha inventato la lampadina n55.
- ah, un designer!
- no, non un designer, un progettista, un inventore, un rivoluzionario che ha cambiato le regole del progettare la luce.
- ma come?!? ha rinunciato alla sua amata lampadina e27?
- no! proprio per il suo amore per la lampadina ha voluto trovare soluzioni tecniche per aiutare l’uomo a vivere in unabuonaluce.
- quindi marionanni disegna apparecchi di illuminazione.
- sì, ma non solo! progetta edifici, case, padiglioni, fabbriche...
- è un architetto!
- sì, ma non solo. si esprime in tutte le arti, scultura, pittura, musica, grafica, fotografia, poesia, teatro, letteratura, filosofia, perché il suo pensiero guida è che solo quando tutte le arti si uniscono, si raggiunge l’incanto e tutto diventa poesia, poesiadiluce.
- ah, è un poeta!
- sì, ma non solo. lavora anche la terra e tiene lezioni in diverse università. lo chiamano maestro, perché trasmette la sua esperienza attraverso la filosofia e la matematica, con metodo, rigore e disciplina.
- oddio sempre più complesso il tuo mario. un contadino, un professorone che non ha mai svitato una lampadina.
- no, ti ho detto che è anche un elettricista
- e allora come c’è finito all’università, cos’è, l’università mette in cattedra contadini e elettricisti adesso?
- no, è una lunga storia.
- lunga quanto?
- lunga 65 anni e cominciata in via bizzuno
- ah, Viabizzuno, la fabbrica che inventa e produce la luce.
- sì, anche la fabbrica che lui ha fondato nel 1994 e, non a caso, il giorno della candelora, ma anche e soprattuto la via dove lui è nato e da dove è partito il suo lungo viaggio...
- avanti, sentiamo, racconta, ma non metterci dentro tutti i 65 anni.
- marionanni, nasce a bizzuno in via bizzuno, al numero 17 tra la casa del popolo e fra la chiesa, di quei tempi racconta della tessera di povertà che aveva la sua famiglia, dei discorsi con suo nonno e del suo primo giorno di scuola, quando ancora la scuola cominciava il primo ottobre, una certezza che tutti i ragazzi avevano. racconta della luce di un quaderno bianco su cui cominciò a tracciare i suoi primi segni a matita. di una lavagna nera odorante di gesso che catturava l’attenzione degli alunni fino all’apertura della porta, un’ombra lunga entrava, precedeva il maestro, illuminato dalla luce del sole che entrava dalla finestra del corridoio. le sue prime emozioni donategli dalla luce.
- e suo nonno, suo nonno cosa c’entra?
- suo nonno gli raccontò della luce della neve e lo portò per prima volta al cinematografo, dove rimase affascinato dalla dinamicità e dal valore della luce che usciva dal buio e si impadroniva della grande sala. suo nonno una volta gli raccontò che le persone si dividono tra quelli che dicono e quelli che fanno e lui doveva decidere da che parte stare. e lui ha deciso di stare dalla parte di quelli che fanno, ha fatto le scuole basse, quelle professionali per trovare subito un lavoro e un lavoro l’ha trovato, il cantiere. è solo quando incontra due uomini speciali, i suoi maestri, gabriele basilico prima e poi ag fronzoni, che lui capisce il piacere, la gioia dello studiare, del leggere di tutto, immergersi nei libri perché il progetto è totale coinvolge tutto il sapere e il suo progettare è “perché no”. per questo nel suo progettare di oggi c’è, oltre all’ingegno, capace di nuove intuizioni, la praticità, la conoscenza e il buon senso di chi ha imparato un mestiere.
- va beh, ho capito: uno che è partito dalla gavetta e alla fine ha messo su una fabbrica.
- no, non alla fine. la Viabizzuno non è la fine, è la tappa di una strada che mario percorre ogni giorno, studiando e lavorando intensamente. è una strada piena di esperienze, incontri, scelte, avvenimenti. ora sta camminando in un suo sogno, una nuova corrente rinascimentale, dove al centro ci sia una nuova consapevolezza e valore dell’uomo.
- ah ci siamo arrivati finalmente, marionanni è un maestro di una bottega rinascimentale!
- sì ma non solo, non solo, ma è inutile, non te lo so spiegare chi è marionanni: facci due passi assieme e forse allora capirai chi è, marionanni. la curiosità, l’osservazione e l’ascolto innanzi tutto.
mario scende le scale, esce di casa, gira, guarda, osserva, fotografa, memorizza nella sua mente, prende appunti, disegna ovunque, tocca con mano ed assapora tutto quello che lo circonda a bizzuno, una piccola frazione in romagna.
continua a camminare.
recupera le cose e le reinventa, a modo suo, come secondo lui vanno meglio; usa le mani mosse da tanti pensieri, idee e fatti di vita che lo circondano.
inizia con il costruire presepi, in modo naturale e istintivo, articolandoli e strutturandoli, finchè non si accorge che progetta i presepi, prima ancora di costruirli. ogni suo pensiero tende alla progettualità.
un più libero pensiero della cultura del progetto nel rispetto della natura, della misura, dell’equilibrio nel rispetto dell’autenticità, il recupero dei valori etici onesta, lealtà, rispetto.
‘progettare voce del verbo amare’ diventa la sua filosofia di vita. raccoglie le tracce del suo percorso, lavora su tanti tavoli che diventano i suoi giardini pieni di libri, matite, appunti, cose che si impregnano nella sua mente, si riempie le tasche di oggetti, la testa di intuizioni, le mani di segni... e continua a camminare, lontano da bizzuno. porta con sé una lampadina, un cacciavite, un suo salame, l’aglio e il quaderno di scuola, quello del primo giorno, ancora bianco, silenzioso, ma pronto a raccogliere i suoi pensieri. riempie pagine e pagine di racconti, non sempre scritti, ma fatti di lavoro e di pratica, di parole tramandate e ricordate, come quelle del nonno... e ancora foto, volti e idee. raccoglie tutto in dodici volumi dove sta raccontando le diverse arti con cui lavora. ama condividere tutto questo con i suoi ragazzi di bottega, confrontarsi, ricercare, evolvere e insegnare, vedere che le sue parole possono materializzarsi nei gesti dei ragazzi, sentire che i loro pensieri possono diventare oggetti, capire che i suoi sogni cresceranno con i loro e lavorando affinché i sogni non rimangano parole ma diventino realtà.
il percorso di ricerca progettuale è sempre più ricercato, sperimentale, una energia continua che possa diventare alternata solo per pause, ascolto, studio, riflessioni, amore. la luce diventa metaluce, arte di se stessa, collegamento di tutte le arti.
per mario la luce è nelle pagine bianche, negli spazi vuoti, nelle pellicole cinematografiche, nei salotti invasi dai colori delle televisioni, è nelle ombre, nelle pieghe geometriche degli alberi, la luce è in ogni oggetto e in ogni momento, mai uguale a se stessa.
prima l’abbaglio della sala cinematografica invasa dalla neve del dottor zivago, poi il buio, che buio non è mai, dell’inquadratura successiva, dentro le mura domestiche.
non è mai buio perché l’occhio vede la luce anche nella penombra, basta osservare, saper osservare.
un giorno chiese a quel saggio di suo nonno; qual’è la luce giusta?
quella del sole o quella della luna?
quali sono i segreti della luce e dell’ombra nella casa del mondo?
e suo nonno rispose;
ogni casa e’ un piccolo mondo, in cui fratello fuoco è il sole che brucia nel camino, che illumina la notte “giocondo, robusto e forte”. giusta è la luce che respira nello spazio della casa. una luce artificiale che ritrovi l’alternanza naturale tra aurora e crepuscolo... tra presenza e assenza nel movimento, nell’intensità delle delicatezze,
nei toni che definiscono scenari luminosi.
nella solidità, nella funzionalità e nella bellezza dei suoi lavori si può trovare sempre l’emozionedelnulla.