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mario nanni chi?

mario nanni è un artista della luce, un progettista.

da 40 anni usa la sua esperienza nel campo della luce e la sua professionalità artigiana per sperimentare, progettare, accompagnare progettisti di fama internazionale nei loro lavori e comporre una propria, personale, poetica progettuale.

ideatore delle poesie di luce, che nel suo linguaggio artistico sono una forma di comunicazione evocativa attraverso immagini, racconti di luce fatti di icone e simboli, immagini in movimento, quali: da sempre per sempre (palazzo della mercanzia, piazza della signoria, firenze 2011), la luce del vento (casalgrande padana, reggio emilia 2011), luce tra le dita (fonderia artistica battaglia, milano 2010), la luce della musica (teatro alla scala, milano 2009), piove ci bagna la luce (lavoro permanente per villa e collezione panza, varese 2009), la parete narrante (la biennale, ca' giustinian, venezia 2009), o' dino tracce di luce (festival dei due mondi, spoleto 2009), arco di luce (arco di augusto, rimini 2008), luce e voce (lugocontemporanea, lugo 2008), la luce che ho in mente (la triennale, milano 2007). tra le sue opere: infinitamente mia, il pesce in gabbia, i guerrieri della luce.
a dicembre mario nanni sarà protagonista, dopo il maestro bill viola, di una mostra personale, presso la prestigiosa sede di villa panza a varese, dal titolo "luce all'opera".

- mario nanni chi!?!

- mario nanni quello delle luci

- un elettricista?

- si, ma non solo!

- mario nanni quello dello sgabello con la lampadina.

- ah, un designer!

- si, ma non solo. mario nanni quello che insegna all'università.

- oddio, un professorone che non ha mai svitato una lampadina.

- no, ti ho detto che è anche un elettricista

- e allora come c'è finito all'università, cos'è, l'università mette in cattedra gli elettricisti adesso?

- no, ma è una lunga storia?

- lunga quanto?

- lunga 50 anni e cominciata in via bizzuno

- ah, Viabizzuno, la fabbrica che inventa e produce la luce.

- quella.

- avanti, sentiamo, racconta, ma non metterci dentro tutti i 50 anni.

- mario nanni, nasce a bizzuno in via bizzuno, al numero 17 tra la casa del popolo e la chiesa, di quei tempi racconta della tessera della povertà, dei discorsi con suo nonno e del suo primo giorno di scuola, quando ancora la scuola cominciava il primo ottobre. racconta di un quaderno bianco su cui cominciò a tracciare i suoi primi segni a matita, di una lavagna nera che catalizzava l'attenzione di tutti fino all'entrata del maestro e con lui del sole dalla finestra. di lì, lui dice, le prime intuizioni sulla luce.

- e suo nonno, suo nonno cosa c'entra?

- suo nonno lo portava al cinema, al cinema di quei tempi dove la luce usciva dal buio e si impadroniva della sala. suo nonno una volta gli disse che le persone si dividono tra quelli che dicono e quelli che fanno e lui doveva decidere da che parte stare. e lui ha deciso di star dalla parte di quelli che fanno: ha fatto le scuole basse, quelle professionali per trovar lavoro e un lavoro l'ha trovato, un lavoro come quello di tanti: l'elettricista. per questo nel suo progettare di oggi c'è, oltre ad un ingegno capace di sempre nuove intuizioni, la praticità di chi la luce la montava prima di inventarla.

- va beh, ho capito: uno che è partito dalla gavetta e alla fine ha messo su una fabbrica.

- no, non alla fine. la Viabizzuno non è la fine, è la tappa di una strada che mario percorre ogni giorno, intensamente. è una strada piena di esperienze, incontri, scelte, avvenimenti. ora sta camminando verso la sua passione di sempre, il progetto.

- ah ci siamo arrivati finalmente, mario nanni è un progettista!

- sì ma non solo, non solo, ma è inutile, non te lo so spiegare chi è mario nanni: facci due passi assieme e forse allora capirai chi è, mario nanni.

l'osservazione innanzi tutto.

mario scende le scale, esce di casa, gira, guarda, osserva, prende nota, fotografa nella sua mente, tocca con mano ed assapora tutto quello che lo circonda a bizzuno, una piccola frazione in romagna.

continua a camminare, non si ferma.

recupera le cose e le reinventa, a modo suo, come secondo lui vanno meglio; impara a usare le mani mosse da tanti pensieri, idee e fatti di vita che lo circondano.

inizia con il costruire presepi, in modo naturale e istintivo, articolandoli e strutturandoli, finchè non si accorge che progetta i presepi, prima ancora di costruirli. ogni suo pensiero tende alla progettualità.

'progettare voce del verbo amare' diventa la sua filosofia di vita. raccoglie le tracce del suo percorso, si riempie le tasche di oggetti, la testa di intuizioni, le mani di segni... e continua a camminare, lontano da bizzuno. porta con sé una lampadina, un cacciavite, un suo salame, l'aglio e il quaderno di scuola, quello del primo giorno, ancora bianco, silenzioso, ma pronto a raccogliere i suoi pensieri. riempie pagine e pagine di racconti, non sempre scritti, ma fatti di lavoro e di pratica, di parole tramandate e ricordate, come quelle del nonno... e ancora foto, volti e idee. raccoglie tutto in un libro per progettisti, per mario progettista, 'For m'. diventa un altro strumento di lavoro, da tenere sotto il braccio, bianco e materico, come un mattone indispensabile per la costruzione di un buon progetto di luce. ama condividere tutto questo con il suo staff, confrontarsi, ricercare, evolvere e insegnare, vedere che le sue parole possono materializzarsi nei gesti dei ragazzi, sentire che i loro pensieri possono diventare oggetti, capire che i suoi sogni cresceranno con i loro. e con il libro in mano continua a camminare.

il percorso di ricerca progettuale è sempre più ricercato, sperimentale, sono sempre più gli input da mettere in gioco: la luce non è solo corpo illuminante, ma non è nemmeno più solo materia di progetto, la luce diventa gioco, sogno, illusione, torna ad essere la quintessenza di se stessa.

per mario la luce è nelle pagine bianche, negli spazi vuoti, nelle pellicole cinematografiche, nei salotti invasi dai colori delle televisioni, è nelle ombre, nelle pieghe geometriche dei giardini zen... la luce è in ogni oggetto e in ogni momento, mai uguale a sé stessa.

prima l'abbaglio della sala cinematografica invasa della neve del dottor zivago, poi il buio, che buio non è mai, dell'inquadratura successiva, dentro le mura domestiche. non è mai buio perché l'occhio vede la luce anche nella penombra, basta osservare, saper osservare.

qual è la luce giusta per la casa, chiesi a quel saggio di mio nonno

è il sole o la luna?

quali sono i segreti della luce e dell'ombra nella casa del mondo?

ogni casa e' un piccolo mondo, in cui fratello fuoco è il sole che brucia nel camino, che illumina la notte "giocondo, robusto e forte". giusta è la luce che respira nello spazio della casa. una luce artificiale che ritrovi l'alternanza naturale di alba e tramonto... tra presenza e assenza nel movimento, nell'intensità delle delicatezze, nei toni che definiscono scenari luminosi.